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26 FEBBRAIO 2026

Gli Add to Cart aumentano ma le transazioni no? Potrebbe non essere un problema di conversione

Un aumento degli Add to Cart ma non delle transazioni, non è sempre a causa di una performance negativa.
Secondo una ricerca del Baymard Institute (2025), il carrello è oggi il principale modo con cui gli utenti salvano prodotti. In questo articolo vedremo quali sono le azioni da attuare per sfruttare al massimo questo dato e quali sono i KPI da monitorare per avere una visione più completa.

I dati chiave: l’Add to Cart non è sempre intenzione d’acquisto

Prima di interpretare come segnale negativo l’aumento degli Add to Cart ma non delle transazioni, occorre leggere correttamente il comportamento degli utenti.

  • 48% degli utenti usa il carrello come funzione “save for later”
  • Solo il 21% utilizza la wishlist o save features
  • Bookmark, screenshot ed email sono workaround secondari

Questo comporta che molti Add to Cart non rappresentano un’intenzione di acquisto immediata, ma un comportamento di salvataggio.

Perché questo succede?
Gli utenti aggiungono al carrello per:

  • Conservare prodotti da valutare più tardi
  • Confrontare prezzi, varianti o costi di spedizione
  • “Tenere in memoria” articoli senza impegnarsi

3 best practices per sfruttare questo insight

Se l’Add to Cart non rappresenta sempre un’intenzione di acquisto immediata, allora non va “corretto”, ma compreso e progettato. Queste tre best practice aiutano a trasformare un comportamento spesso frainteso in un’opportunità di ottimizzazione, migliorando la qualità dei carrelli, la lettura dei KPI e l’esperienza complessiva dell’utente.

1. Indirizzare verso la wishlist

La wishlist deve essere:

  • Visibile
  • Accessibile
  • Utile

La wishlist andrebbe posizionata in modo chiaro, all’interno della PDP, della PLP e nell’area account.
Gli utenti, soprattutto su siti visually-driven, tendono a selezionare e restringere le opzioni prima di decidere. Per questo è fondamentale permettere il salvataggio dei prodotti direttamente dalla PLP, ad esempio tramite l’universale icona a cuore, facilitando il confronto e la valutazione successiva.

Allo stesso modo, la funzione “Save” deve essere sempre disponibile anche in PDP, quando l’utente entra nella fase di valutazione approfondita del prodotto. È importante rendere disponibile la funzione del salvataggio anche per utenti non registrati o non loggati, in quanto i dati mostrano che molti utenti preferiscono evitare la creazione di un account. Se non si registrano nemmeno per completare un acquisto, è ancora meno probabile che lo facciano solo per salvare un prodotto.

È fondamentale garantire che i prodotti salvati restino memorizzati sullo stesso dispositivo anche a distanza di giorni e attraverso sessioni diverse, assicurando continuità dell’esperienza e facilitando il ritorno all’acquisto.

Un elemento fondamentale è garantire che gli articoli salvati possano essere aggiunti al carrello con facilità. La wishlist dovrebbe permettere agli utenti di trasferire i prodotti direttamente al carrello, facilitando così il completamento dell’acquisto al momento opportuno.

2. Ridurre gli Add to Cart “di test”

Una parte significativa degli utenti aggiunge prodotti al carrello non per acquistare, ma per scoprire informazioni che non trova altrove. Il carrello diventa così uno strumento di price check o di verifica finale, più che un reale passo verso la conversione. Questo comportamento è spesso il sintomo di una PDP incompleta o poco trasparente.

Gli utenti aggiungono al carrello per capire:

  • Quali sono i costi di spedizione
  • Se sono presenti tasse aggiuntive
  • Qual è la soglia di spedizione gratuita
  • Se il prezzo finale cambia rispetto a quello mostrato in scheda prodotto

Come intervenire?

  • Mostra i costi di spedizione stimati direttamente in PDP
  • Indica chiaramente tasse incluse / escluse
  • Comunica in modo evidente la soglia di free shipping e quanto manca per raggiungerla
  • Evita messaggi vaghi che rimandano al carrello o al checkout per “scoprire il prezzo finale”

Ottenendo così meno Add to Cart “esplorativi” e carrelli più qualificati. Le metriche dei funnel saranno più affidabili e l’esperienza utente migliorerà.
In questo modo il carrello torna a svolgere il suo ruolo naturale di acquisto e non uno strumento di verifica forzata.

3. Accettare che il carrello verrà comunque usato per salvare. E progettarlo di conseguenza.

Anche con una wishlist ben progettata e una PDP completa, una parte degli utenti continuerà a usare il carrello come strumento di salvataggio.
In questo caso l’atteggiamento migliore è assecondare e progettare il carrello per supportare questo comportamento.
Un carrello pensato anche per il “ritorno” riduce la frizione e aumenta le possibilità di conversione nel tempo.

Ottimizzazioni chiave

  • Carrello persistente tra sessioni
    Il carrello deve garantire all’utente la possibilità di ritrovare facilmente i prodotti salvati, anche dopo diversi giorni.
  • Gestione degli articoli salvati nel carrello
    Dal carrello dovrebbe essere possibile salvare gli articoli per un secondo momento. In questo modo si evita la perdita di potenziali acquisti e si supportano diverse intenzioni d’uso. Inoltre, è importante che all’interno del carrello sia presente una sezione dedicata agli articoli salvati, chiaramente distinguibile, così da rendere immediato il recupero dei prodotti e accompagnare l’utente verso la decisione finale di acquisto.
  • Dettagli sempre visibili e aggiornati nel carrello, per evitare incertezze:
    • immagini del prodotto
    • varianti selezionate
    • prezzo aggiornato
    • disponibilità reale
  • Exit Intent Pop-up mirato
    Se l’utente sta per abbandonare con prodotti nel carrello, offri una via di recupero non invasiva, ad esempio: “Non perdere i tuoi preferiti: invia il carrello via email”.

In questo modo il carrello diventa un punto di continuità, non una perdita.

Valorizzare l’evento “Add to Cart”

L’aggiunta al carrello rappresenta un segnale di interesse ad alta intenzione, anche quando non conduce a una conversione immediata.

L’evento può essere valorizzato lungo diverse direttrici:

1. Attivazione marketing

  • Abilitare campagne di retargeting più contestuali e basate sull’intenzione
  • Alimentare strategie di conversione differita

2. Supporto alla decisione d’acquisto

  • Accompagnare l’utente con messaggi on-site (reminder, contenuti informativi, rassicurazioni)
  • Progettare il carrello anche come strumento di salvataggio e ritorno

3. Automazione e CRM (in presenza di identificazione utente)

  • Attivare flussi di email automation orientati alla decisione
  • Inviare reminder e contenuti di supporto, non esclusivamente promozionali

 

Il cambio di prospettiva

Progettare Cart e Wishlist con questa logica permette di:

  • Interpretare i dati in modo più accurato
  • Ridurre i falsi negativi sulle performance
  • Prendere decisioni di ottimizzazione più consapevoli
  • Aumentare le conversioni nel medio periodo

Questi sono solo alcuni degli insight utili per interpretare correttamente il ruolo del carrello e della wishlist nel funnel di acquisto. Ogni e-commerce, però, presenta comportamenti, obiettivi e criticità specifiche: per questo è fondamentale partire da un’analisi UX mirata, capace di trasformare i dati in decisioni progettuali concrete e orientate alla conversione.

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